sabato 6 agosto 2016

Come addestrare il tuo cane

Addestrare il cane: un'impresa possibile.


Il cane, si sa è il miglior amico dell'uomo. Secondo numerosi reperti archeologici la domesticazione del cane risale a 20.000 anni fa, e da allora cane e uomo ne hanno fatta di strada.
Questo amico fedele infatti, ci ha accompagnato attraverso i secoli aiutandoci a cacciare, difendendo noi e la nostra proprietà, fino ad arrivare agli impieghi come ausilio per persono diversamente abili o per soccorere  dispersi in montagna o sotto un crollo causato da un terremoto.

Se la nostra società ha raggiunto un elevato grado di sviluppo, almeno in parte, il merito è del nostro fedele alleato.

Ma attenzione. Tutti questi grandi risultati derivano da un'operazione fondamentale: addestrare il cane.

Tutti coloro che hanno avuto a che fare con questi simpatici quattrozampe, sanno benissimo quanto possano essere disubbidienti e testardi. Alcuni si limitano a fare pipì dove non dovrebbero, altri arrivano a distruggere i mobili di casa o, peggio, ad essere cocciuti e aggresivi.

L'addestramento del cane è quindi un'operazione fondamentale per avere un animale equilibrato, sereno e una famiglia felice. I moderni metodi di addestramento non prevedono mai l'uso delle maniere forti, ma si basano sulla dolcezza, sul gioco e sul divertimento da parte dell'animale.

Il problema diventa quindi il seguente: come addestrare il tuo cane? quali tecniche seguire? E' necessario un educatore professionista?
Sicuramente rivolgersi ad un esperto porterà risultati rapidi e sicuri, ma i costi possono essere anche molto elevati. inoltre, fare il lavoro da sè porta grandi soddisfazioni e rafforzerà molto il rapporto con il nostro cane.

Come imparare ad addestrare un cane? semplice, con un buon libro. Il libro che segnalo e di cui lascio il link qui sotto è pensato per tutte le persone che desiderano un cane ubbidiente ed educato. Non è pensato per addestrarlo a scopi specifici (cani da valanga, cani accompagnatori per non vedenti) ma per renderlo un perfetto compagno di vita.

Grazie alle indicazioni molto chiare tutti potranno insegnare al cane le basi dell'educazione, dalle operazioni più semplici (es. dare la zampa) a quelle più complesse.

Dato il costo limitato è sicuramente un'ottima occasione per avere una guida all'addestramento del cane che permetterà a tutti di ottenere grandi risultati.




venerdì 5 agosto 2016

La fauna tellurica

La fauna tellurica



Per fauna tellurica si intende l'insieme di tutti gli animali che vivono nel terreno. Anche se non ce ne accorgiamo, la loro presenza non è trascurabile; si calcola infatti che su 10.000 metri quadrati di terreno, nei primi 40 – 50 cm di profondità, la biomassa animale possa variare da 200 a 1000 chili.



Gli effetti della fauna tellurica si manifestano sia sul terreno che sulle piante coltivate, ed è quindi molto importante per l'agricoltura. Senza pretesa di essere esaustivi, vediamo quali sono i principali gruppi di animali che possiamo trovare in un terreno agrario.



  • Mammiferi: in particolare topi, arvicole e talpe. Quest'ultima, nonostante danneggi le radici delle piante, può anche essere utile perchè si nutre di insetti. I roditori sono invece quasi sempre dannosi, perchè rosicchiano l'apparato radicale, causando la morte delle piante coltivate. Posso nutrirsi anche di semi o di frutti, risalendo sugli alberi (in particolare noci e nocciole).

  • Anellidi: i comunissimi lombrichi sono molto utili in agricoltura e fondamentali per la fertilità del terreno. La loro azione è sempre positiva e rappresentano un grande beneficio per l'agricoltore.

  • Insetti: rappresentano una buona parte della fauna tellurica. Molte specie sono dannose per le piante coltivate e trascorrono almeno una parte del loro ciclo biologico nel terreno. Alcuni sono però utili e tutti interagiscono con gli altri componenti viventi e non, del suolo.

  • Aracnidi: comunemente chiamati ragni, molti sono predatori e si nutrono di insetti che potrebbero causare problemi alle piante coltivate. Sono quindi degli alleati dell'agricoltore.

  • Nematodi: in questo phylum esistono molte specie che sono conosciute per i danni che arrecano alle piante. Sono comunque sempre presenti nel terreno e solo occasionalmente causano problemi seri.

  • Protozoi: sono organismi, in genere unicellulari, presenti anche nel terreno. Sono coinvolti nel mantenimento degli equilibri biologici anche se il loro ruolo specifico non è ancora ben conosciuto.

Fauna-tellurica


 

 

 

 

 

 



Ruolo degli animali nel terreno




L'importanza della fauna del suolo risiede principalmente nelle interazioni con le piante coltivate e con gli comparti del suolo.

  • Ciclo della sostanza organica: grazie all'azione di sminuzzamento e di ingestione dei residui organici, gli animali del terreno contribuiscono a renderlo più fertile.

  • Mantenimento degli equilibri ecologici: tutto in natura è in equilibrio e anche gli organismi che appaiono più insignificanti, sono invece fondamentali.

  • Indicatori di salute dell'ecosistema: vi sono degli studi che si basano proprio su questi piccoli organismi per capire se l'ambiente è in buona salute.

venerdì 1 agosto 2014




 CONSIGLI PER UN'ABBRONZATURA PERFETTA


L’estate è finalmente arrivata e un’abbronzatura perfetta diventa l’obiettivo di tutte le persone che finalmte possono prendersi una pausa dallo stress lavorativo. Un colorito abbronzato infatti, dona un aspetto più giovane e sano, inoltre il sole ha un effetto positivo sull’umore e sulla salute.

La tintarella è però una cosa seria: senza le dovute precauzioni il rischio di scottature e di danni alla pelle è molto elevato, con problemi che possono ripercuotersi più in là con gli anni, causando invecchiamento della cute e vere e proprie patologie della pelle.

Vediamo allora quali sono le principali accortezze da seguire per ottenere una perfetta abbronzatura che duri nel tempo e senza rischi per la salute.

Protezione: OK, volete abbronzarvi nel minor tempo possibile ma non dimenticate di proteggere la vostra pelle. Le creme solari sono fondamentali per evitare scottature dolorose e pericolose per la  pelle. Quando scegliete la crema solare dovete tenere conto del vostro fototipo: se avete pelle e occhi chiari e capelli biondi o rossi dovrete impiegare una crema a protezione molto alta, specialmente nei primi giorni. 

Gradualità: dopo un anno di lavoro in ufficio l’esposizione ai raggi solari deve avvenire poco alla volta per dare tempo al corpo di abituarsi e di produrre melanina, responsabile dell’abbronzatura. Parecchie ore sotto il sole il primo giorno di vacanza serviranno solo a rovinare la vostra pelle e il resto delle vostre ferie. Per i primi giorni quindi è meglio non superare i tre quarti d’ora sotto il sole.

Orario: da evitare le ore più calde della giornata, in particolare tra le 11 e le 15. In questo periodo l’irraggiamento solare è molto forte con aumentato rischio di danni alla pelle.

Alimentazione: L’abbronzatura non si fa solo sotto il sole ma anche a tavola. Ecco gli alimenti consigliati ricchi di vitamine (in particolare vitamina A) per favorire e prolungare l’abbronzatura:

-     -   Frutta e verdura: in particolare carote, albicocche, melone, peperone e tutti i vegetali di colore giallo – arancione, ricchi di betacarotene, precursore della vitamina A

     -    Olio extravergine di oliva: usatelo come condimento perché favorisce l’assorbimento del betacarotene

-    Succhi di frutta: anche in questo caso sono ricchi di vitamina A

-    Acqua: sempre fondamentale, diventa ancora più importante con le temperature estive. Dovreste berne almeno 2 litri al giorno

Seguendo questi consigli al vostro ritorno potrete sfoggiare un’abbronzatura record! Buone vacanze!

lunedì 2 giugno 2014

PROVA COSTUME? NIENTE PAURA CON LA DIETA IPERPROTEICA 

L’estate è ormai alle porte, le giornate si allungano e la voglia di mare e di sole inizia a farsi sentire. Ma c’è un problema che attanaglia molti di noi dopo l’inattività dei lunghi mesi invernali: la prova costume.

Gli ombrelloni ci stanno aspettando ...
 La vita sedentaria e gli eccessi alimentari tipici della modernità possono facilmente condurre a qualche chilo di troppo, generalmente localizzato sulla pancia per gli uomini e su fianchi e glutei per le donne. Ma non è troppo tardi per porvi rimedio: una figura perfetta e scolpita si conquista solo con lunghe sedute in palestra, ma per rimediare a qualche piccolo difetto e risultare più attraenti è sufficiente seguire una dieta adeguata. 
A questo proposito un gruppo di medici e nutrizionisti hanno sviluppato una dieta facile da seguire che consente di perdere rapidamente i chili in eccesso per arrivare in spiaggia in perfetta forma. 
La dieta consiste nell’assumere per un periodo non superiore alle tre settimane, una quantità maggiore di proteine (carni e pesce) a fronte di una riduzione dei carboidrati (pane e pasta). Ovviamente frutta e verdura non devono mai mancare, prediligendo quelle a basso indice glicemico. Dopo le tre settimane gli esperti consigliano di tornare ad un regime alimentare più equilibrato per evitare effetti collaterali causati dall’eccesso di proteine. E’ però opportuno ricordare che tale dieta deve essere prescritta e seguita da un medico per evitare spiacevoli problemi di salute; inoltre se vogliamo davvero arrivare in splendida forma per la prova costume è bene seguire un regime alimentare adeguato per tutto l’anno e praticare regolarmente attività fisica.

martedì 18 settembre 2012

La bolla del pesco




La bolla del pesco è causata da Taphrina deformans,  un fungo ascomicete diffuso in tutte le regioni italiane, in particolare in quelle settentrionali, dove grazie alle condizioni climatiche favorevoli si sviluppano le infezioni più pericolose.
Generalmente colpisce gli organi verdi della pianta come foglie e germogli, ma in caso di gravi attacchi i sintomi possono manifestarsi anche su fiori e frutti.

SINTOMI
I sintomi più evidenti appaiono sulle foglie giovani che si presentano deformate, con evidenti bollosità che assumono un colore giallo - rossastro. La diminuzione della capacità fotosintetica della pianta causa una riduzione quali – quantitativa della produzione.
I fiori colpiti presentano vistose deformazioni ed abortiscono, mentre i germogli possono assumere una conformazione irregolare con internodi ravvicinati.
A seguito di primavere fredde e piovose anche i frutti possono essere attaccati. Le nettarine sono più suscettibili e subiscono deformazioni con presenza di escrescenze rossastre. Se l’attacco è precoce,  il frutticino colpito cade.

BIOLOGIA ED EPIDEMIOLOGIA
Taphrina deformans è un ascomicete che sverna come spora tra perule o tra le screpolature del tronco o dei rami. A fine inverno, l’avvio delle infezioni è dato dal verificarsi di tre condizioni essenziali: temperatura sopra i 6 - 8°C, rottura delle gemme a legno e bagnatura della vegetazione per almeno 15 ore.
Il micelio fungino perfora la cuticola delle foglie e si sviluppa nel mesofillo, differenziando sulla superficie esterna numerosi aschi contenenti le ascospore che, una volta liberate, danno avvio alle infezioni secondarie.
In estate, quando le temperature raggiungono i 27-28°C il fungo entra in stato di quiescenza fino all’anno successivo.

DIFESA
La lotta è esclusivamente preventiva e si basa sull’impiego di fungicidi rameici. Vengono effettuati 2-3 trattamenti all’anno così ripartiti:
1°trattamento: in autunno, nel mese di novembre quando le foglie sono ormai cadute
2°trattamento: effettuato a fine inverno (gennaio – febbraio). Intervenire dalla rottura delle gemme a legno prima delle pioggie, in quanto una volta che il fungo è penetrato nel germoglio non è più possibile arrestare lo sviluppo della malattia. Di norma questi due trattamenti consentono un buon contenimento del patogeno.
3° trattamento: effettuato dalla fase di bottoni rosa alla caduta petali solo in caso di primavere fredde e piovose.
I prodotti impiegabili, ammessi anche in agricoltura biologica, sono i Sali di rame e il polisolfuro di calcio.

lunedì 10 settembre 2012

La coltivazione dell'arachide

L’arachide, chiamata anche nocciolina americana o spagnoletta è un frutto molto conosciuto nonché molto gustoso e nutriente. La sua coltivazione è alla portata di tutti in quanto non sono richieste particolari cure o attenzioni; è sufficiente un piccolo orto per avere una buona produzione. Seguendo questi facili consigli potrete facilmente gustare le vostre arachidi.
La prima cosa da fare è procurarsi il seme: non puoi infatti seminare le arachidi in vendita a scopo alimentare in quanto sono tostate e non germinerebbero. Non tutti i rivenditori di sementi dispongono di semi di arachide, ma se non ne trovi puoi sempre cercare su internet e farteli spedire. Ricorda inoltre che ciascuna pianta produrrà mediamente 30 – 40 baccelli.

Per poter germinare i semi richiedono temperature di almeno 13 -15 °C, quindi il periodo ideale per la semina sono i mesi di aprile – maggio. I terreni migliori sono quelli tendenti al sabbioso o comunque soffici, perché facilitano la formazione del baccello, che avviene sotto terra.

Per preparare il terreno alla semina eseguite una vangatura alla profondita di 25 – 30 cm; se avete un terreno molto compatto effettuatela nell’autunno - inverno precedente alla semina: in questo modo l’azione del gelo e del disgelo renderanno il suolo più soffice.

Il terreno deve essere ben livellato per evitare che si formino pozze dove l’acqua possa ristagnare; a questo punto, con l’aiuto di una zappa scavate dei piccoli solchi ad una distanza di 60 -70 centimentri gli uni dagli altri.

A questo punto dovete preparare i semi: i baccelli vanno sgusciati ma i semi alla interno devono rimanere avvolti dalla pellicina di colore rossastro.

Ora potete procedere alla semina, ponendo i semi all’interno dei solchi precedentemente preparati. La distanza tra un seme e l’altro deve essere di 15 – 20 cm. In questo modo se il solco è lungo, ad esempio 1 metro, avrete 6 – 7 piante per ciascuna fila.
I semi vanno ora ricoperti con circa 2 cm di terreno.

Una volta effettuata la semina dovrete seguire con attenzione la crescita delle vostre arachidi ed eseguire le necessarie cure colturali.

Eliminazione delle infestanti: le piante infestanti vanno eliminate estirpandole a mano o con l’aiuto di una zappetta.

Irrigazione: se le precipitazioni sono scarse è necessario irrigare l’arachide per consentire una buona produzione. Potete utilizzare un innaffiatoio o una canna per l’irrigazione ma fate attenzione a non esagerare con l’acqua: il terreno dovra apparire ben bagnato ma senza ristagni di acqua che potrebbero far marcire le piante.

Un operazione molto importate da eseguire all’inizio della fioritura è la rincalzatura. La rincalzatura consiste nell’ammucchiare alla base delle piante, il terreno presente tra una fila e l’altra; in modo da favorire l’interramento del fiore e la formazione del frutto. Anche in questo caso potrete usare una zappa.

Finalmente arriva il tempo della raccolta: il momento giusto è quando le foglie cominciano ad ingiallire (all’incirca a metà ottobre). Da 10 metri quadrati di superficie potete ricavare da 1,5 a 3 chilogrammi di baccelli.
Per estrarre i baccelli dal terreno potete aiutarvi con una forca, di quelle che si usano normalmente in agricoltura e per il giardinaggio.
I baccelli tolti dal terreno vanno quindi posti ad asciugare per qualche giorno in una zona riparata dalla pioggia, in modo da poterli poi ripulire con facilità dalla terra rimasta attaccata. Per favorire l’asciugatura è consigliabile disporli in un unico strato su una griglia tenuta sollevata dal suolo oppure disporle su un battuto di cemento o ancora, sempre in un unico strato, in cassette di legno.
Una volta asciugate e pulite dai residui di terreno possono essere conservate, sempre disposte in cassette di legno, in un luogo fresco ad asciutto.

Prima di consumare le arachidi dovrete tostarle: a questo scopo dovrete metterle nel forno con tutto il baccello alla temperatura di 150 – 180 °C per circa 10 – 15 minuti. E’ però consigliabile controllare di continuo la tostatura (basta aprire qualche baccello ed assaggiarlo) per evitare di bruciarli.


venerdì 7 settembre 2012

L'allevamento della quaglia

L'allevamento della quaglia



La quaglia è un uccello appartenente alla famiglia dei fasianidi; di questa famiglia fanno parte anche i fagiani, le pernici, i pavoni e i tacchini.
L’allevamento delle quaglie può dare molte soddisfazioni, infatti possono essere allevate per la carne, per le uova (più piccole di quelle di gallina ma molto saporite) o semplicemente per compagnia.
L’allevamento può essere fatto in gabbia o in voliera, l’importante è che la parte superiore sia chiusa da una rete altrimenti potrebbero volare via.
Innanzitutto dovete sapere che le quaglie da allevamento vengono suddivise in due gruppi: quaglie da volo, più piccole ed irrequiete, usate per il ripopolamento faunistico o per addestrare i cani da caccia e le quaglie da carne, impiegate anche per la produzione di uova.
Per cominciare dovete procurarvi i quagliotti da qualche allevatore o in qualche fiera di paese. In quest’ultimo caso prestate attenzione che non abbiano ferite o escoriazioni dovute alla permanenza per molte ore in spazi ristretti e che siano vivaci e ben nutrite. Per trovare l'allevamento più vicino a casa vostra che effettui la vendita di quaglie potete usare il motore di ricerca di questo sito Allevamenti - agraria.org.
E’ consigliabile iniziare con pochi esemplari: 1 maschio e 4-5 femmine vanno più che bene per cominciare e fare esperienza; in seguito potrete ampliare il vostro allevamento.
Passiamo ora ad analizzare gli aspetti più importanti per l'allevamento della quaglia.

Le voliere: per cominciare, con 1 maschio e 5 femmine, è sufficiente una gabbia di 2 metri per 2, alta sempre 2 metri. Il soffitto deve essere rivestito di polistirolo o di una rete piuttosto morbida perché tendono a svolazzare verso l'alto e potrebbero ferirsi. Sul pavimento disponete della sabbia siccome le quaglie amano razzolarvi e usarla per i “bagni di polvere”, importanti per il loro benessere. In un angolo potete disporre alcune fascine di arbusti e un po' di paglia o fieno in modo da costituire una specie di rifugio, dove le quaglie deporranno le uova.

L’alimentazione: in natura le quaglie si nutrono di semi, bacche e anche insetti e larve che trovano razzolando nel terreno. Se avete un recinto all'aperto non preoccupatevi se le vedrete ingerire piccoli sassi: lo fanno per aiutarsi nella digestione.
In commercio potete trovare molti tipi di mangimi per volatili; per le quaglie sono ottimi i mangimi destinati ai pulcini, costituiti da grano macinato finemente e da altre sostanze proteiche. Molto graditi sono anche gli sfarinati misti, a base di granoturco ed altri cereali. E' consigliabile non impiegare unicamente un solo tipo di mangime ma variare l'alimentazione miscelandone più tipi in modo da fornire una dieta completa ed equilibrata.
L'alimentazione con mangimi e granaglie va integrata con verdura e frutta fresca. Potete utilizzare gli avanzi della vostra cucina o recuperare verdura di scarto a poco prezzo. Molto gradito è anche il pane secco macinato.

La riproduzione: le quaglie, come le galline, depongono le uova anche senza la presenza del maschio, ma se volete che le uova schiudano e nascano i pulcini per ampliare l'allevamento devono essere fecondate. E' quindi necessaria la presenza di un maschio ogni 4-5 femmine. Alcuni maschi tendono ad essere aggressivi nei confronti delle femmine quindi, almeno inizialmente, teneteli sotto controllo. Le quaglie di allevamento hanno perso l'istinto alla cova, quindi dovrete procurarvi un'incubatrice. Un'incubatrice per uso domestico costa 60 – 70 euro e può essere acquistata nei negozi di prodotti per l'agricoltura oppure su internet.
Le uova fecondate possono essere conservate in un posto asciutto alla temperatura di 15 – 20°C per circa 10 giorni; è possibile conservarle anche più a lungo (fino ad un mese) ma vanno girate una volta al giorno. Vanno quindi inserite tutte insieme nell'incubatrice. Se le inserite mano a mano che vengono deposte sarà molto più difficile gestirle, quindi è meglio aspettare di averne un certo numero in modo che anche la schiusa avvenga contemporaneamente. Devono essere incubate per circa 16 – 18 giorni.

La carne: le quaglie sono pronte alla macellazione all'età di 50 – 60 giorni, quanto pesano circa 100 – 120 grammi. Potete lasciarle crescere un poì di più ma difficilmente supereranno i 150 grammi di peso, ricordate sono quaglie, non polli!

Uova di quaglia
Le uova: le quaglie iniziano a deporre uova a circa 40 giorni di età e arrivano a produrre 300 uova all'anno, nei mesi che vanno dalla primavera all'autunno. L'uovo pesa 10 – 12 grammi, quindi più piccolo di un uovo di gallina ma è molto nutrienti e con un elevato contenuto di proteine, calcio e fosforo. La deposizione inizia in primavera e procede fino all'autunno, mentre nei mesi invernali le quaglie interrompono la produzione di uova.